Rasha in traditional Sudanese Toub

sabato 23 gennaio 2010

Zeta Lab


Lo Zeta Lab dice no alla nuova sede"I locali sono troppo degradati"
di Claudia Brunetto
Dopo il sopralluogo, i ragazzi del Laboratorio Zeta rifiutano la proposta del Comune di alloggiare i 32 immigrati del Darfur nell'ex sede dell'assessorato all'urbanistica in piazza della Pace. "I locali - dice il collettivo del centro sociale - sono inadeguati perché in totale stato di degrado". Così i ragazzi continueranno a dormire in auto e nelle tende da campeggio a pochi passi dall'ingresso dello Zeta per la prima volta libero dal presidio di polizia.All'interno dello Zeta, murato da martedì sera, sarebbero rimasti alcuni gatti adottati da tempo dal centro sociale. Nel pomeriggio il collettivo sotto la pioggia ha convocato una seconda assemblea in via Boito per programmare le iniziative dei prossimi gironi. Domani alle 18 sarà proiettato all'aperto il documentario "La terra estrema" sul lavoro degli immigrati nelle campagne siciliane. E sabato alle 16 dalla sede dello Zeta partirà un corteo.

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The Zeta Lab says no to new headquarters"The premises are too degraded"Claudia Brunette"
After the inspection, the factory girls Zeta reject the proposal of the City to house the 32 immigrants from the former offices of the Darfur Peace Square in urban planning. "The local population - says the bulk of the center - are inadequate because in a state of decay. So the boys continue to sleep in cars and in tents just steps from the Zeta for the first time free from the garrison of police.Inside the Zeta, walled by Tuesday evening, some cats would have stayed for some time from the center. In the afternoon the team in the rain convened a second meeting in via Boito to program initiatives in the coming rounds. Tomorrow at 18 will be screened outside the documentary "The earth extreme" on immigrant labor in the Sicilian countryside. And Saturday at 16 from the seat of Zeta start a parade.

venerdì 22 gennaio 2010

Zeta lab sta peggiorando la situazione.



Zeta Lab, continua il presidio dei sudanesi
Continua il presidio dei 25 sudanesi accampati con tende da campeggio in via Boito davanti i locali del centro sociale Laboratorio Zeta, sgomberato tre giorni fa dalla polizia. Intanto il Comune ha proposto agli operatori del centro una struttura alternativa, in piazzetta della Pace, vicino il carcere dell'Ucciardone, da adibire a dormitorio per gli immigrati ospiti del centro. "Stiamo andando a verificare - dice Totò Cavalieri, uno degli operatori del Lab Zeta - le condizioni di questo stabile. Ci hanno detto che non ci sono i servizi igienici: se fosse così, il Comune dovrà di sicuro trovare un'altra struttura". Intanto in via Boito non c'é più la polizia che fino a ieri sera vietava l'accesso alla strada con camionette antisommossa all'incrocio con via Notarbartolo e via Malaspina. "Se in una città, una regione, un paese, mancano infrastrutture, sevizi sociali - dice Antonella Monastra, consigliere comunale di Un'Altra Storia -, se vengono meno le più elementari necessità di un’ società civile dovrebbe garantire vuol dire che siamo allo sbaraglio totale".
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Zeta Lab continues the garrison of the Sudanese

Continue the garrison of the 25 Sudanese camping with tents in front of the premises via Boito Laboratory of the center Z, evacuated three days ago by the police. Meanwhile, the Municipality has proposed to the operators of the center an alternative structure, in Piazzetta della Pace, near the Ucciardone prison, to be assigned a dormitory for immigrants guests of the center. "We're going to check - Toto says Knights, one of the operators of the Lab Zeta - the conditions of those buildings. We were told that there are no toilets: if so, the City will surely find another place." Meanwhile in via Boito there is no longer the police until last night denied access to the road with riot vans at the intersection of Via and Via Notarbartolo Malaspina. "If a city, region, country, lack of infrastructure, social services - says Antonella Monastra, Municipal Councilor of another story - if they lack the most basic necessity for a civilized society should provide means that we are in confusion total.

Ma dico perchè danno permesso suisidiario si non grantiscano casa o alloggio dicente o questa la polica del paese di cinque grande della terra, vedete Francia e Germania anchè Ingiltera si non danno permesso il soggetto va rimpatriato subito........................................azim

giovedì 21 gennaio 2010

il getto z stato sgomrato.

Palermo ANNO ZETA
21 gennaio 2010 ·
Sgomberato ieri sera il «laboratorio Zeta», il centro sociale di Palermo che in questi anni ha rappresentato il cuore pulsante della cultura alternativa della città. Un luogo in cui, da anni, trovano anche accoglienza decine di migranti. Un presidio ha cercato per tutto il giorno di evitare la cacciata. Cariche della polizia e momenti di tensione. In serata alcuni attivisti hanno avviato uno sciopero della famedi Cesare Piccittoda il manifesto del 20.01.2010foto da http://www.globalproject.info/
Dove c'erano le porte aperte oggi ci sono i muri: Laboratorio Zeta a Palermo è stato sgomberato definitivamente ieri intorno alle 18.nL'avventura del centro sociale palermitano, iniziata nel 2001, ha subito l'ennesimo sgombero ma i volontari e militanti non vogliono andarsene e da subito hanno iniziato un presidio permanente davanti il centro sociale. Alcuni di loro sono anche saliti sul tetto. E' stata una giornata di tensione: cariche della polizia che hanno ferito due persone tra le più di trecento che si sono date appuntamento davanti al centro sociale per evitare lo sgombero. Due le eprsone condotte in questura. In serata alcuni attivisti hanno avviato uno sciopero della fame. Quella che era l'iniziale esperienza di «Zona extraterritoriale autogestita» è cresciuta diventando il noto Zetalab: una esperienza di autogestione connotata dalla convivenza con un gruppo di sudanesi tra i quali alcuni rifugiati politici, a svariate iniziative politico culturali. Da ieri questa particolare realtà rischia di diventare definitivamente storia.E' iniziato tutto in mattinata con un imponente dispiegamento di forze dell'ordine davanti al Laboratorio Zeta. Insieme occupanti e decine di rifugiati politici sudanesi, che vivono all'interno della struttura, hanno cercato sin dal primo momento di resistere passivamente agli agenti impegnati nello sgombero.La situazione è rimasta tesa per tutta la mattinata fino a che le forze dell'ordine hanno avuto la meglio e concluso in maniera totale lo sgombero dei locali. Nel primo pomeriggio sembrava esserci in corso una trattativa tra occupanti comune e prefettura ma di fatto è aumentato lo spiegamento di polizia e carabinieri tutti in assetto antisommossa.Alle 16.00 è stata indetta un'assemblea permanente del centro sociale proprio davanti all'edificio sgomberato, dove nel frattempo si era radunata una moltitudine di gente ed alcuni ragazzi hanno iniziato a montare delle tende per passare la notte. Sui tetti rimanevano gli attivisti, mentre la polizia si adoperava per murare tutti gli ingressi dell'edificio. Ma qualche ora dopo sono partite le cariche della polizia e dei carabinieri contro il presidio che stava protestando davanti al laboratorio. I manifestanti sono stati malmenati e cacciati dalla strada dove si trovavano. Il bilancio definitivo è di alcuni feriti tra i manifestanti e due militanti fermati; i rifugiati politici che lì avevano trovato ospitalità hanno deciso di passare la notte nel piazzale antistante insieme agli attivisti rimasti.Il contenzioso tra gli occupanti dello Zeta e l'asociazione «Aspasia», che si contendono la gestione dei locali, si protrae ormai da circa un anno. Era il 22 aprile del 2009 quando arrivò la prima ingiunzione di sgombero, con tanto di ufficiale giudiziario, e nuovi inquilini pronti ad insediarvisi.Lo Iacp, proprietario dell'immobile, aveva indetto una gara sull'affidamento di quei locali, vinta dall'associazione «Aspasia». Quest'ultima, per vie legali, ottenne l'ingiunzione di sgombero nei confronti degli attuali inquilini. Alla loro richiesta di lasciare i locali, i volontari dello Zeta risposero con un secco e perentorio: «preferiremmo di no».Constatata la situazione di stallo, l'ufficiale giudiziario rinviò lo sfratto al 22 giugno 2009. Riguardo alle richieste dell' associazione Aspasia, lo Zetalab è da sempre chiaro: «Sono legittime, ma non è un nostro problema. E' lo Iacp che deve affidare a loro altri spazi di suo proprietà, non questo dove già ci siamo noi». Da giugno in poi è continuata la trattativa per cercare di mediare tutte le posizioni ed esigenze, ma ieri la brusca frenata: «Ci aspettavamo oggi il proseguio della trattativa ed invece ci siamo ritrovati l'ufficiale giudiziari e circondati da uno inverosimile spiegamento di forze dell'ordine», spiega Nino dello Zeta.I ragazzi dello Zeta hanno comunque ottenuto, nella corso della giornata, la solidarietà fattiva di diversi esponenti politici del centro sinistra ed altri esponenti politici si sono da sempre opposti allo sgombero. Tra gli altri Giovanni Impastato, fratello di Peppino, ha manifestato il suo netto dissenso.Due rappresentanti dello Zetalab con Fabrizio Ferrandelli, Totò Cavalieri e Angela Giardina, hanno annunciato l'inizio dello sciopero della fame.Questa volta la battaglia sarà più difficile ma i ragazzi non demordono. Oltre alla politica hanno già incassato il sostegno di altri simpatizzanti: personalità pubbliche, deputati, consiglieri comunali e di circoscrizione. Poi artisti, musicisti, teatranti, docenti universitari, e ancora associazioni, centri sociali, collettivi... Ma soprattutto tantissime persone che ci tengono a ribadire che quella di Zeta è anche la loro storia.Il collettivo è ben lontano dal gettare la spugna anche perché sentono il centro come parte integrante della loro stessa crescita personale. Nello Zatalab, sono stati presenti anche i loro libri, proiettati i lori video, hanno organizzato dibattiti; hanno partecipato ad incontri, cene, concerti, seminari; hanno provato i propri spettacoli e suonato la loro musica; hanno fatto crescere la biblioteca di quartiere.Oltre ad essere una esperienza socio-culturale, è chiara, una forte connotazione di sperimentalismo che vi si fa al suo interno. Forme reali di partecipazione politica e socialità non mediata, una forma di attivismo che soprattutto ha segnato la crescita e lo sviluppo delle vite di chi quel centro ha fortemente voluto e oggi strenuamente vuol difenderlo. La presenza dello Zeta in città ha permesso di vivere meglio una Palermo in cui la cultura, gli spazi di socialità e scambio sono sempre più ristetti e relegati alla sfera del privato.La cogestione degli spazi con la comunità sudanese, la scuola di italiano per stranieri, hanno rappresentato un modo diverso di vivere le trasformazioni del territorio, nella prospettiva della valorizzazione delle differenze e della lotta alle disuguaglianze.La speranza degli occupanti e delle forze politiche intervenute a sostegno e che si riapra immediatamente un tavolo di dialogo e di trattativa tra tutti i soggetti coinvolti. Chiudere definitivamente lo Zetalab vorrebbe dire cancellare un'esperienza che sperimenta forme e pratiche culturali, sociali e politiche a Palermo; quella di Zeta è una storia collettiva, che sta dentro i percorsi di democrazia partecipata e di difesa dei diritti sociali che hanno segnato la città negli ultimi dieci anni.

venerdì 15 gennaio 2010

Yassir Arman for president.



Sudan, ribelli scelgono Arman
Alle presidenziali sfiderà el Beshir
Gli ex ribelli del Sud Sudan hanno scelto il musulmano laico Yassir Arman come candidato per le prossime elezioni presidenziali di aprile. Sarà lui a sfidare l'attuale capo dello Stato Omar el Beshir. "L'ufficio politico ha scelto all'unanimità Yassir" per rappresentare il partito alle elezioni presidenziali di aprile, ha dichiarato il segretario generale del Movimento popolare di liberazione del Sudan, Pagan Amum.


Sudan, rebels choose ArmanPresidential challenge el BeshirThe former rebels of South Sudan have chosen the secular Muslim Yassir Arman as a candidate for the forthcoming presidential elections in April. He will challenge the current head of state Omar el Beshir. "The Political Bureau has decided unanimously Yassir" to represent the party in the presidential elections in April, said the secretary general of the Sudan People's Liberation Movement, Pagan Amum.

السودان والمتمردين اختيار عرمانالرئاسة التحدي جريدة البشيرالمتمردون السابقون في جنوب السودان قد اختارت المسلمين العلمانيين ياسر عرمان كمرشح للانتخابات الرئاسية المقبلة في نيسان / ابريل. انه يتحدى الرئيس الحالي للدولة عمر حسن البشير. "ان المكتب السياسي قرر بالإجماع ياسر" لتمثيل الحزب في الانتخابات الرئاسية في نيسان / أبريل ، قال الامين العام للالشعبية لتحرير السودان حركة باغان أموم

giovedì 14 gennaio 2010

Rosarno la revolta del immigrati.



Nokoss
Progetti, idee e culture alternative
Inizio anno con rivolta. La settimana di fuoco di Rosarno
di Federica Abozzi - 14/01/2010

Bastoni e astio. Strutture fatiscenti all’ex Opera Sila (la fabbrica di formaggio in disuso da anni) alla periferia di Rosarno, baracche di cartone, plastica e lamiera con all’interno decine di biciclette (con cui si raggiungevano i campi per la raccolta di arance e mandarini), vestiti, pentole, utensili da cucina, bombole del gas, letti, coperte, resti di cibo, centinaia di scarpe, valigie dimenticate dalla troppa fretta di fuggire. Questo resta di una triste pagina di vita in un Comune della Calabria.
La cronaca è ormai nota. Tra il 7 e il 10 di gennaio si è assistito all’escalation di tumulto. Prima l’aggressione armata d’ignoti verso due immigrati di origine africana. Uno più grave, ricoverato nel reparto di neurochirurgia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, l’altro operato a un rene all’ospedale di Polistena. Forse inevitabile, forse non prevista, la sommossa dei compagni di sventura non si è fatta attendere. Auto distrutte, cassonetti bruciati e rovesciati sull’asfalto, abitazioni danneggiate, per un bilancio complessivo di dieci poliziotti, otto carabinieri e una ventina di extracomunitari feriti nell’arco di tre giorni. Alla guerriglia il comitato cittadino ha risposto con un blocco stradale in attesa di una task force della Prefettura di Reggio Calabria, che ha riportato l’ordine pubblico in quarantotto ore con il trasferimento dei clandestini nei centri d’accoglienza di Bari e Crotone. L’allontanamento volontario o accompagnato, insieme al Dipartimento per l’immigrazione e le Libertà civili del Viminale e all’intervento dei mediatori culturali e degli operatori del volontariato, ha interessato 1.300 immigrati.Tra Rosarno e Gioia Tauro, una “colonia” di 1.500 extracomunitari lavorava come manodopera agricola. In tanti provenivano da Ghana, Nigeria, Burkina Faso, Mali, Senegal, Liberia, Sudan, Togo (anche un rifugiato politico con regolare permesso di soggiorno), alla ricerca di un salario. L’eldorado si è rivelato un’illusione: il dramma dello sfruttamento che segnò il continente nero ha forme più moderne oggi. Forza lavoro di piccoli proprietari, la paga di 1 euro a cassetta di mandarini e sei centesimi il chilo di arance. L’arte dell’arrangiarsi, poi, per sopravvivere: tende e coperta dalle associazioni di volontariato.
Il territorio non è nuovo ad agitazioni simili. Già nella primavera del 2009 l’arresto di tre imprenditori per riduzione in schiavitù di alcuni immigrati. A dicembre del 2008, invece, due giovani a bordo di un’auto spararono contro due ragazzi africani di ritorno dai campi. Nella Piana di Gioia Tauro l’ombra della mafia è viva. A dirlo voci del luogo e addetti ai lavori come il sostituto procuratore alla Procura nazionale antimafia Alberto Cisterna (“Quando la gente si è sentita aggredita si è rivolta ai mafiosi che sono stati costretti a intervenire per non perdere la faccia”, da un’intervista all’Avvenire) o il sindaco di Riace Domenico Lucano (“E’ tutto lavoro nero collegato con la malavita organizzata. Pagando questa gente 15 euro al giorno li abbiamo resi schiavi”).Si cerca di dimenticare a Rosarno, ora che la calma è tornata. Nel campo della Rognetta presto sorgerà la prima piazza con area mercato della zona. E se fosse solo apparenza? Braccianti dalla Bulgaria e Bielorussia, operai dall’Ucraina e Romania, sono già affittuari disperati (100 euro al mese) delle abitazioni disseminate tra gli agrumeti.
L’apporto solidale ha seguito lo sconcerto. Manifestazione di solidarietà agli extracomunitari dai centri sociali di Roma, uno sciopero degli immigrati, l’ammonimento di Papa Benedetto XVI (“L’immigrato è un essere umano, la violenza non deve essere mai per nessuno il modo per risolvere le difficoltà”), la provocazione dello scrittore Roberto Saviano (“a essersi ribellata è la parte sana della comunità africana che non accetta compromessi con la criminalità organizzata”).Una realtà, quella di Rosarno, che ha resistito a lungo nel silenzio e si è aggravata per gli effetti della legge sull’immigrazione. Ora il problema è stato rimosso, almeno in superficie, ma resta l’utopia di una soluzione: una risposta di garanzie ai lavoratori regolari e la sottrazione degli irregolari dalle mani dell’illegalità.

martedì 12 gennaio 2010

Strada del Sudan fino l'Egitto.


EGITTO-SUDAN, INTESA SU COSTRUZIONE AUTOSTRADA DI 600 KM
(AGIAFRO) - Il Cairo, 11 gen. - Egitto e Sudan hanno firmato un accordo che prevede la costruzione di un'autostrada di 600 chilometri che colleghera' i due Paesi e il cui costo previsto e' di 500 milioni di dollari. Lo ha annunciato una fonte qualificata, precisando che l'accordo e' stato firmato da Mohammed Safwan, direttore generale dell'impresa di costruzioni egiziana che realizzera' l'opera, e da Abdul Aziz al-Othman, direttore di una societa' di investimento sudanese. La fonte ha aggiunto che l'autostrada colleghera' Aswan (Egitto) e Dongola (Sudan) e la sua costruzione creera' nei rispettivi territori complessivamente due milioni di posti di lavoro. L'arteria attraversera' i Paesi aderenti al Mercato comune dell'Africa orientale e meridionale (COMESA) e servira' a realizzare un asse viario panafricano nord-sud, dalla citta' egiziana di Alessandria alla sudafricana Citta' del Capo. (AGIAFRO) .
EGYPT-SUDAN, UNDERSTANDING ON HIGHWAY CONSTRUCTION OF 600 KM (AGIAFRO) - Cairo, January 11 - Egypt and Sudan signed an agreement to build 600 kilometers of highway that will connect 'the two countries and an estimated cost' of 500 million dollars. This was announced by a qualified source, stating that the agreement and 'was signed by Mohammed Safwan, director general of the Egyptian construction will realize that' the work, and Abdul Aziz al-Othman, director of a company 'investment Sudanese. The source added that the highway will connect 'Aswan (Egypt) and Dongola (Sudan) and its construction will create' in their respective territories a total of two million jobs. The artery will cross 'the countries participating in the Common Market for Eastern and Southern Africa (COMESA) and will' to implement a Pan-African north-south road axis, from the city 'of Alexandria in Egypt to South Africa Citta' del Capo. (AGIAFRO).

Egypt protest



Rosarno, l'Egitto protesta: Roma tuteli gli immigratiIl ministero degli Esteri egiziano denuncia "la campagna di aggressione" e "le violenze" subite dagli "immigrati e le minoranze arabe e musulmane in Italia"

The protest of Egypt is in it is place a big country is beside immigrants.